Alcuni anni fa la RAI ci proponeva una trasmissione un po’ strana: la scenografia ricordava il vagone di un treno, un maxischermo ricordava il finestrino, lo spettatore-lettore attraverso questo finestrino-libro vedeva il mondo passare, leggeva il mondo con gli occhi di chi ce lo raccontava, e sognava, immaginava…
Queso diceva un giovane scrittore che a tarda sera conduceva “il Circolo Pickwick” assieme ad una bravissima Giovanna Zucconi (ok, i bellissimi occhi di Giovanna Zucconi erano un’altro motivo per il quale si doveva rimanere alzati ad aspettare la trasmissione).
Il giovane scrittore era Alessandro Baricco. Ricordo che raccontò uno dei passi più noiosi e immobili di Madame Bovary (quando entra nella sala del ballo e Flaubert per pagine e pagine ti descrive tutto, anche del colore dei tovaglioli che addobbavano la tavola) mostrandoci con la voce, la mimica, gli occhi e le parole che quelle interminabili righe non erano uno sfoggio di noiosa bravura dell’autore, ma era lei, la piccola Bovary, raggelata da tanto sfarzo, immobilizzata dallo stupore che tratteneva quasi il respiro sperando che quegli attimi non passassero mai…
Dopo Baricco sono riuscito a finire quel romanzo, prima – e ci avevo provato già diverse volte – non ce l’avevo mai fatta.
Non sono mai diventato un fan del Baricco scrittore, ma sono un fan di Baricco narratore.
Mantellini a proposito del bell’articolo di oggi su Repubblica (“Cari critici ho diritto a una vera stroncatura“) dice: “se non altro dimostra ancora una volta quanto Baricco sia magari un discutibile scrittore di letteratura ma invece un ottimo corsivista.“
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7 marzo 2006 at 01:16
baricco era un narratore fantastico anche in “l’amore e’ un dardo”, quando raccontava le opere e i libretti trasformandole in qualcosa di sublime.. anche io sono una fan del baricco narratore
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