La stella che non c’è
Ieri sera Gianni Amelio ha lasciato Venezia per fare un toccata-e-fuga a Padova per presentarci il suo film. Dice che gli ha portato fortuna l’ultima volta, spera che anche per questa sua ultima fatica la nostra città gli porti bene.
Ma non ne ha bisogno. Il film regge le sue sorti su un Castellitto monumentale e su una fresca e perfetta Tai Ling. Che però non sono i protagonisti. La protagonista vera è una Cina che purtroppo è come te l’aspetti: immensa, povera, sfruttata, poco amata.
Vedi la città, la campagna, il fiume, il paese. E il sole una volta l’anno. Il palazzo di mille piani dove abitano 8.000 persone e al pianerottolo puoi trovarti la signora che ti vende le teste di maiale bollite.
Il mio vicino di posto che in Cina ci va per lavoro se ne esce dalla sala dicendo che in effetti è quella la Cina che lui trova ogni volta, ma che il film non può farti sentire gli odori e la puzza. Che quelle che abbiamo viste sono fabbrichette. Che lui ne ha viste di fabbriche che inghiottiscono 40.000 operai e che diventano il loro mondo: non si entra e non si esce, non c’è più niente fuori. Non c’è nemmeno più un “fuori”.
La minuta Tai Ling dal vivo è ancora più bella.













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