Ho bisogno di capire questa città.
Quando visito una città per la prima volta, devo prima capirla, entrare in sintonia, coglierne il carattere, altrimenti giro a vuoto, mi annoio e non vedo l’ora di andarmene. Non posso nemmeno ripiegare su chiese, mostre o musei, le code sono proibitive.
Devo comprarmi una guida, ma ancor più importante devo parlare con le persone, capire dove lavorano, come vivono, dove abitano, cosa amano fare.
Mi sveglio di buon’ora nonostante le ore piccole della notte precedente. Ho sempre pensato che se si va in vacanza per dormire e meglio starsene a casa, nulla è più comodo del proprio letto, e costa pure meno. Faccio colazione nella sala breakfast del Kastel e mi godo un po’ la connessione ad internet wi-fi messa a disposizione dei clienti, controllo l’email, facebook, qualche news e poi attacco bottone con le cameriere che mi indicano qualche buona libreria in città. Faccio checkout e lascio il borsone in custodia, passo per l’ufficio del turismo vicino al palazzo di Diocleziano, dove mi rifilano l’ennesima cartina zeppa di crocette fatte a penna dall’annoiata funzionaria che mi indica hotel, librerie, agenzie, stazione, ecc. tutto assieme. Torno al Kastel per cercare su internet una camera per la notte, ma senza fortuna. Mi affido allora ad un’agenzia dove la sorte Tanja e le comari che le fanno compagnia sedute alle mie spalle cominciano a farmi capire un po’ questa strana città rispondendo alle mie domande e raccontandomi di parenti e amici. Su loro consiglio lascio perdere l’idea di arrivare a Sarajevo, prenoto un paio di giorni a Zagabria e una comare chiama una sua amica che pare abbia un appartamento libero nella zona a ovest del centro. Ringrazio, abbraccio e bacio le mie nuove amiche e mi metto in marcia per la stazione, dove compro il biglietto per Zagabria. Poi recupero il borsone, prendo un taxi e mi faccio un giro panoramico. I tassisti diventano nervosi se non gli dai una meta, allora gli indico sulla cartina dove ho l’appartamento ed con il dito gli descrivo un ampio arco attorno al centro, gli mostro i soldi e si parte.
Fuori dalle mure scopro una città dalle mille facce, grandi viali e piccole stradine, tunnel, vie alberate e altre dove si vede solo cemento, palazzi ben conservati molto più moderni dei palazzi romani e veneziani della città vecchia, piazze, monumenti moderni in ferro, ma anche strade sporche poco raccomandabili, palazzi fatiscenti, degrado. Tutto nella norma insomma.
La nuova zona della città che mi ospiterà questa sera è molto caratteristica, stradine strette in salita che zigzagano tra le case, negozi, bar sport, ristorantini, qua e la appartamenti per turisti che in realtà sono un piano della casa dei proprietari. La mia proprietaria parla solo croato e allora ci capiamo a gesti. L’appartamento è grande, per quattro persone, c’è la cucina, il bidet e la lavatrice. E l’aria condizionata per fortuna.
Il resto del giorno lo trascorro girando più o meno a caso, parlando con i ristoratori, con i baristi, i librai, persino con uno spazzino. Bevo il caffè con il parroco di una chiesetta incastrata tra le case in centro che mi racconta come i seminaristi nel periodo della Serenissima venissero a studiare a Padova.
Non resta che trovare dove consumare la cena d’addio per accomiatarmi da questa strana città che ha cominciato a parlarmi. Scelgo il Perun, un ristorantino incastrato tra le case su un terrazzato vicino a dove dormo, i muri esterni in pietra sono adornati di quadri e un granchio in rame troneggia al centro della parete grande. Un grande albero sovrasta i commensali che parlano tra loro tra un tavolo e l’altro. È esattamente il che cercavo, la musica diffusa nell’aria ricorda nelle melodie i canti di natale e la trovo perfetta. Mikela la cameriera mora, appena ha un minuto si siede al mio tavolo e mi chiede cosa scrivo. Le racconto sapendo di mentire che sono uno scrittore. Sto scrivendo un libro su un viaggio e che scriverò anche di lei. Si diverte a guardare le foto che ho scattato in città e mi offre un paio di bicchieri di pelinkovac.
Arrivederci Spalato, è stato un piacere. Domani si parte per Zagabria.
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