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	<title>il blog del dido &#187; hardware</title>
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		<title>Mister Wireless</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 03:39:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io lo conobbi a Padova qualche anno fa, grazie agli amici di Radio Sherwood. In un incontro pubblico si parlava di libertà, di wireless per tutti, e di cose così. Qualche mese dopo ero a Torino, al Politecnico e lo &#8230; <a href="http://dido.nonpenso.org/2010/03/15/mister-wireless/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io lo conobbi a Padova qualche anno fa, grazie agli amici di Radio Sherwood. In un incontro pubblico si parlava di libertà, di wireless per tutti, e di cose così.</p>
<p>Qualche mese dopo ero a Torino, al Politecnico e lo trovai in mensa, parlai al prof. Meo dei progetti del giovane professore e dopo pranzo andammo nell&#8217;ufficio di Trinchero, da lì salimmo sul tetto per vedere le parabole e i monti. C&#8217;era anche l&#8217;Avvocato Ciurcina con il quale parlammo di software libero, problemi di concessioni, registrazioni, e boh, altre cose complicate.  Assistemmo anche ad un delicato lavoro di precisione per calibrare gli apparati di trasmissione che collegavano Torino con il Monte Rosa, e da quello al Monte Cimone: due pugni ben assestati e un controllo ad occhio. &#8220;Sì, ora è apposto&#8221;.</p>
<div id="attachment_698" class="wp-caption aligncenter" style="width: 684px"><a href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2010/03/internet-for-peace/daniele-trinchero.aspx"><img class="size-full wp-image-698" title="Daniele Trinchero nella giungla" src="http://dido.nonpenso.org/wp-content/uploads/2010/03/trinchero.jpg" alt="Daniele Trinchero nella giungla" width="674" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Daniele Trinchero fotografato per wired.it da Pier Nicola D&#39;Amico</p></div>
<p><a href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2010/03/internet-for-peace/daniele-trinchero.aspx">Ne parla Wired .it in un bell&#8217;articolo</a> di Federico Ferrazza che potete leggere online e mi permetto di ricopiare<a href="http://dido.nonpenso.org/2010/03/15/mister-wireless/"> qui di seguito</a></p>
<p><span id="more-697"></span></p>
<blockquote><p>Mr <strong>Wireless</strong> è un supereroe insolito. Vive a <strong>Torino</strong>, non ha il costume (né poteri speciali) e non arriva da un altro pianeta. Ma sogna un mondo diverso. Dove tutti possano accedere a internet, low cost e in banda larga. Soprattutto in quei posti dove la Rete era finora un miraggio.</p>
<p>Prima a Verrua Savoia, poi sul Monte Rosa e ora in Amazzonia e in Darfur: «Perché la diffusione del sapere è l&#8217;arma più efficace per vivere in un mondo migliore», spiega nel suo studio al Politecnico di Torino. Mister Wireless è professore di Ingegneria dell&#8217;Informazione e insegna in tre corsi &#8211; Sistemi a radiofrequenza, Radio planning (in inglese) e Compatibilità elettromagnetica &#8211; ma non immaginatevi un vecchio barone, <strong>Trinchero</strong> ha 40 anni. Dopo essersi laureato al Politecnico e aver lavorato in Inghilterra alla Loughborough University, nel &#8217;98 è tornato a Torino grazie a uno &#8220;strano&#8221; bando di concorso: «Inizialmente era per l&#8217;assunzione di un bidello, poi lo trasformarono in un posto di ruolo», racconta ironizzando sul modo in cui si diventa docenti in Italia.</p>
<p>Ho incontrato Trinchero in una fredda mattina sabauda. Ci eravamo dati appuntamento perché volevo capire come mai fosse un prof italiano a portare internet negli ospedali e nelle scuole del Darfur. A questa domanda, Mister Wireless risponde: «La storia è lunga e comincia a Verrua Savoia, dove abito nella casa che fu di mio nonno. Se hai tempo, ti racconto tutto, ma prima ho bisogno di un cappuccino caldo, altrimenti non riesco a carburare». Dopo il cappuccino ci sediamo nel suo studio austero (scrivania, pc e qualche sedia) ma pieno di poster dei Pink Floyd («Me li porto dietro dai tempi dell&#8217;Inghilterra»). Tutto comincia nel 2004, quando Trinchero fonda al Politecnico l&#8217;iXem, un laboratorio che studia le tecnologie wireless, lato hardware. Il suo obiettivo era dividere il lavoro del laboratorio in due. Da una parte (75 per cento del tempo e delle risorse) attività di alto livello tecnologico. «Per il resto volevo sviluppare progetti forse meno innovativi, ma socialmente più utili».</p>
<p>Il caso volle che proprio mentre nasceva iXem lo fermò per strada il sindaco di Verrua Savoia, un comune di 1400 anime del Monferrato, in provincia di Torino. Trinchero vive lì da quando è tornato in Italia e il primo cittadino gli chiese: «Mi dai una mano a portare la banda larga a Verrua? Ne hanno bisogno le nostre (poche) aziende e i ragazzi che decidono di rimanere a vivere qui. Ho chiesto qualche preventivo ma le società di telecomunicazioni vogliono troppi soldi». Mentre il sindaco parlava, nella testa di Trinchero prendeva forma il primo progetto di quel «25 per cento sociale» del suo laboratorio. «Ci penso io», rispose, «proviamo a fare qualcosa con il wireless, i cavi non servono».</p>
<p>Trinchero non perse tempo e dopo pochi giorni era già a Roma a chiedere al ministero delle Comunicazioni una licenza provvisoria come Wisp (Wireless Internet Service Provider): «Non potevo averne una definitiva perché rappresentavo un ente pubblico e non un&#8217;azienda privata. In poche settimane arrivò l&#8217;ok e partì il progetto». Con il via libera, il Politecnico firmò un contratto di soli 2500 euro con il comune per portare la banda larga a Verrua.</p>
<p>Era il marzo del 2005 e per Mister Wireless e i suoi collaboratori («Sono otto di cui solo uno è a tempo indeterminato») arrivava il difficile. Che venne affrontato con pochi e semplici ingredienti: un access point di quelli che usiamo in casa per le connessioni wi-fi e delle antenne paraboliche. La tecnologia sviluppata da iXem, infatti, non ha un raggio d&#8217;azione come i classici collegamenti wi-fi o quelli della telefonia mobile: va da un punto preciso a un altro. «È una variante del Wi-Max, ma a basso costo e non si propaga in maniera circolare. Per questo ci servivano delle parabole che, &#8220;guardandosi&#8221;, potessero concentrare il segnale in un unico punto», spiega Trinchero. La banda larga venne presa a Torino e trasferita per 65 chilometri verso est, fino a Verrua. «Usammo quattro parabole, una a Torino, una a Verrua e due a metà strada, perché c&#8217;era una collina di mezzo, altrimenti avremmo potuto usarne solo due». Arrivato a destinazione, il segnale veniva smistato dall&#8217;access point riprogrammato e irrobustito dai ricercatori di iXem per sopportare molti collegamenti. «Una soluzione che difficilmente può offrire un operatore classico. Il collegamento non è standard e non è pensato per fare business, perché a noi interessava mettere a disposizione internet gratis».</p>
<p>Il successo fu immediato. Solo nel primo mese 75 famiglie (su 700 totali) richiesero la banda larga gratuita: non male se si pensa che oltre il 50 per cento della popolazione di Verrua è over 65. Gli anziani, vista la novità in paese, vollero addirittura dei corsi (tenuti poi dai collaboratori di Trinchero) per imparare a usare il computer e la rete. C&#8217;è di più: l&#8217;assessorato all&#8217;Istruzione della Regione Piemonte chiese a iXem di portare &#8211; nello stesso modo e agli stessi costi &#8211; la banda larga in alcune scuole dei comuni vicini. Insomma, un vero trionfo che spinse anche Telecom Italia a fornire la banda larga a quel comune di neanche 1500 abitanti: «Avevano finalmente capito che c&#8217;era un mercato e valeva la pena entrarci, tanto che oggi a Verrua a offrire la broadband oltre a noi, con un servizio sperimentale e gratuito che terminerà tra un paio di anni, ci sono le principali società di telecomunicazioni».</p>
<p>L&#8217;eco del successo oltrepassò i confini piemontesi, arrivando in Umbria, dove c&#8217;era una ong che stava preparando un progetto per portare internet in alcuni villaggi dell&#8217;Africa subsahariana. «Questa organizzazione mi chiese un parere sulla tecnologia che stavano usando: un collegamento satellitare», ricorda Mister Wireless. «Spiegai che era una connessione con qualche limite: gli eventuali problemi di riparazione sono costosi e impegnativi e il segnale, passando per il satellite, ci mette tanto ad arrivare ai computer. Questo crea dei disagi se, ad esempio, si fa una telefonata via Skype: la parole arrivano con molto ritardo». Dall&#8217;Umbria gli fecero capire che non si fidavano di un collegamento testato una sola volta e che ormai avevano firmato dei contratti con un operatore satellitare. Il prof la prese come una sfida. Andò nel laboratorio e disse ai suoi ragazzi: «Mi hanno bocciato l&#8217;idea. Ora voglio dimostrare non solo che funziona, ma che la banda larga la possiamo trasportare a centinaia di chilometri di distanza con due sole parabole. Trovatemi in Italia due punti lontanissimi che si guardano».</p>
<p>In pochi giorni la squadra tirò fuori una lista di luoghi. L&#8217;idea più affascinante era collegare le Alpi e gli Appennini. Trinchero, appassionato di montagna, di sci e scalate, era particolarmente intrigato dall&#8217;esperimento: «Scegliendo due punti distanti, avevamo la necessità di prenderli in altura: se si dovevano guardare bisognava superare l&#8217;ostacolo della curvatura terrestre». Si scelsero così la Capanna Margherita sul Monte Rosa (il rifugio più alto d&#8217;Europa, a oltre 4500 metri) e il Monte Cimone, in provincia di Modena. Dopo mesi di prove e &#8220;favori&#8221; delle società delle funivie («Ci trasportavano gratis le apparecchiature»), arrivò il 23 maggio 2007. Il grande giorno. Il giorno del record. I test dissero che il sistema funzionava e con un hardware da soli 700 euro il team di Mister Wireless era riuscito a far viaggiare il segnale internet per quasi 300 chilometri (296, per la precisione). A una velocità media di 25 MB al secondo.</p>
<p>Portata a termine la sfida, a Trinchero mancava qualcosa. Che se ne faceva di un collegamento da Guinness se non era utile a nessuno? La risposta arrivò all&#8217;inizio dell&#8217;anno successivo. Un bando dell&#8217;Inter-American Development Bank finanziava progetti per &#8220;migliorare la qualità della vita nelle aree più povere e a rischio dell&#8217;America Latina&#8221;. La connessione low cost del laboratorio iXem era perfetta. In poche settimane Mister Wireless stese un progetto per portare la banda larga in Amazzonia. «Scegliemmo l&#8217;Ecuador perché il bando suggeriva un partner locale e uno dei miei ricercatori era in contatto con Ñambi, una ong in cui lavorano degli italiani. Il progetto non era mirato tanto all&#8217;innovazione, quanto al trasferimento tecnologico. Bisognava dimostrare che una volta piazzato il collegamento le persone del luogo sarebbero state in grado di gestirlo da sole».</p>
<p>Alla fine del 2008 arrivò la risposta dalla banca. Positiva. I 97mila dollari chiesti per il progetto sarebbero stati versati. Diecimila li incassa Ñambi per il lavoro di mediazione, il resto finanzia soprattutto gli spostamenti dall&#8217;Italia a Puerto Francisco de Orellana (conosciuta come Coca) e Dajuma, i luoghi &#8211; distanti una trentina di chilometri &#8211; da &#8220;connettere&#8221; (a circa 20 MB al secondo). Coca, capitale della provincia di Orellana, è il centro di 20mila abitanti da dove i ricercatori torinesi prenderanno la banda larga. Dajuma è invece il villaggio della Foresta Amazzonica che beneficerà del progetto iXem.</p>
<p>Fino a qualche anno fa Dajuma era un posto tranquillo, poi le compagnie petrolifere di stato hanno scoperto dei giacimenti nelle vicinanze: da allora le falde acquifere si sono inquinate ed è aumentato il numero dei tumori. «Quelle persone hanno bisogno dei servizi e della cultura che porta la rete», dice Trinchero. Che userà la stessa tecnologia testata a Verrua. Ci sarà un solo cambiamento: il segnale tra Coca e Dajuma andrà a zig-zag, così da coprire quasi tutto il territorio tra i due centri. Questo non significa che tutta la zona avrà subito la banda larga, ma ci sarà già l&#8217;infrastruttura per portare internet anche negli altri villaggi. Le lentezze della burocrazia ecuadoriana hanno ritardato il progetto. Ma ora ci siamo e a gennaio 2010 sono arrivate tutte le autorizzazioni: entro l&#8217;estate Dajuma avrà la banda larga. «Non immaginiamoci un uso intensivo del web da subito», spiega Trinchero. «A Dajuma nessuno ha il computer e per questo verrà creato un internet point. Stiamo pensando anche a un collegamento per consentire ai bambini di seguire online le lezioni che si terranno a Coca e di scaricare libri, perché lì quelli cartacei non esistono. Poi ci sarà una connessione diretta tra l&#8217;ospedale di Coca e l&#8217;infermeria di Dajuma. E c&#8217;è anche un ragazzo svedese che sta sviluppando una piattaforma di e-commerce per vendere l&#8217;artigianato locale».</p>
<p>Mentre il progetto a Dajuma sta per arrivare al traguardo, ce n&#8217;è un altro in partenza. Più difficile e ambizioso: la banda larga in una zona messa in ginocchio da anni di conflitti e persecuzioni, il Darfur. «In Sudan siamo arrivati attraverso un mio contatto all&#8217;università del Qatar, con la quale stiamo portando avanti un progetto che rientra nel 75 per cento delle nostre attività ad alto livello scientifico». Trinchero, infatti, ha sviluppato dei sensori che monitorano la rete idrica del Qatar &#8220;ascoltando&#8221; i rumori dell&#8217;acqua: se i rumori segnalano delle perdite, viene trasmesso, via wireless, un allarme in superficie: «È stato davvero difficile mettere a punto questi sensori: sono delle palle trasportate dall&#8217;acqua, una sorta di cellulari che devono funzionare dentro l&#8217;acqua».</p>
<p>Lavorando con trinchero i ricercatori del Qatar, che è uno dei paesi impegnati nel processo di pace in Darfur, sono venuti a conoscenza del &#8220;progetto Dajuma&#8221; e gli hanno chiesto di provarci anche nella regione sahariana, dove un progetto dello stato mediorientale sta tentando di colmare il digital divide per dare al Darfur una chance di sviluppo. Trinchero era entusiasta, ma aveva un dubbio: «E se l&#8217;infrastruttura la usano a scopi militari? Chi mi assicura che portare internet in Darfur non sia un danno?». Così ha deciso di rispondere che la cosa si poteva fare a patto che internet raggiungesse solo scuole e ospedali. Ora il progetto è avviato ed entro la fine dell&#8217;anno alcuni villaggi nella zona intorno ad Al-Fashir, una delle città più importanti del Darfur, saranno raggiunti dalla banda larga low cost del laboratorio iXem.</p>
<p>Alla fine della chiacchierata con Trinchero mi rimangono tre curiosità. Chi ti ha ribattezzato Mister Wireless? «Fu un giornale locale, La Nuova Periferia, quando ho portato la banda larga a Verrua. Per il paese è stata una rivoluzione, e a volte mi ha creato anche qualche disagio: i miei compaesani mi chiamavano anche di notte chiedendomi come mai non riuscivano a collegarsi». Perché il laboratorio si chiama iXem? «Sta per Instrumentation Control Software for Electromagnetic Monitoring. Era un programma che sviluppai nel 2002 e il Politecnico si era messo in testa di venderlo e aveva registrato il marchio. Non se ne fece nulla, così, nel 2004, quando costituimmo il laboratorio, usai quel nome a cui sono affezionato». E l&#8217;ong umbra, l&#8217;hai più sentita? «Certo. Mi hanno chiamato a un anno dall&#8217;avvio del loro progetto, il collegamento satellitare si era già rotto. Se m&#8217;avessero dato ascolto&#8230;».</p></blockquote>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Devo resistere</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jan 2007 10:23:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non devo! Non devo! Non devo! non devo <a href="http://www.internettablettalk.com/2007/01/08/the-nokia-n800-picture-review/">comprarmelo </a>&#8230;</p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Polvere eri e polvere tornerai</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Sep 2006 12:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte la tecnologia ci ricorda che solo un po&#8217; di complessitÃ  ci distingue da un informe mucchietto di carbonio, e quindi non abbiamo il diritto di pretendere di essere perfetti e indistruttibili, sia noi sia le cose che ci &#8230; <a href="http://dido.nonpenso.org/2006/09/12/polvere-eri-e-polvere-tornerai/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte la tecnologia ci ricorda che solo un po&#8217; di complessitÃ  ci distingue da un informe mucchietto di carbonio, e quindi non abbiamo il diritto di pretendere di essere perfetti e indistruttibili, sia noi sia le cose che ci stanno attorno.</p>
<p>Stamattina poco dopo le sei l&#8217;alimentatore di <em>macondo</em> &#8211; il computer che ospita questo e altri sitarelli -Â  Ã¨ improvvisamente morto. Ora Ã¨ stato sostituito da un nuovo fiammante esemplare color oro pieno di ventole e &#8211; speriamo &#8211; di voglia di non rompersi.</p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Usb peloso</title>
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		<pubDate>Tue, 30 May 2006 17:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gadgetblog.it/post/1921/peluche-usb-pen-drive"><img src="http://www.gadgetblog.it/uploads/usb_pen_drive_peluche.jpg" /></a></p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Mc Gyver ci fa una pippa&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 30 May 2006 16:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230; ovvero storia di tre nerd in una barca a vela ormeggiata in porto in una notte di luna nemmeno tanto piena, un navigatore satellitare con una presa ethernet un portatile e una bottiglia di rhum. Metti una sera in &#8230; <a href="http://dido.nonpenso.org/2006/05/30/mc-gyver-ci-fa-una-pippa/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; ovvero storia di tre nerd in una barca a vela ormeggiata in porto in una notte di luna nemmeno tanto piena, un navigatore satellitare con una presa ethernet un portatile e una bottiglia di rhum.<span id="more-143"></span></p>
<p>Metti una sera in barca, aspettando l&#8217;armatore. Metti che in questa barca siamo io, Christopher, Luba la sua Sara. Metti che chiacchierando e rovistando la barca salta fuori che il super-mega-navigatore-satellitare ha una presa ethernet!</p>
<p><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156423673/"><img width="240" height="221" alt="0010" src="http://static.flickr.com/75/156423673_dbcb61a20b_m.jpg" /></a><br />
Metti anche che Christopher in borsa ha un portatile</p>
<p><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156443748/"><img width="240" height="180" alt="0040" src="http://static.flickr.com/58/156443748_33445f1446_m.jpg" /></a></p>
<p>che da bravo portatile ha la sua bella presa ethernet</p>
<p><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156423677/"><img width="240" height="157" alt="0030" src="http://static.flickr.com/70/156423677_e7ce161713_m.jpg" /></a></p>
<p>peccato che il Geonav 11C abbia una presa ethernet un pelino particolare&#8230;</p>
<p><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156423676/"><img width="240" height="183" alt="0025" src="http://static.flickr.com/65/156423676_7646a42006_m.jpg" /></a></p>
<p>Che faresti in questa situazione? Sara, che non Ã¨ stupida, ha capito subito come piegava la serata e vista l&#8217;ora tarda ne ha approfittato per andarsene a letto, tanto aveva capito che noi eravamo entrati in modalitÃ  McGyver. Forse il fatto che aprissimo tutti i cassetti e gli anfratti della barca alla improbabile ricerca di uno switch ethernet  l&#8217;aveva insospettita.  La sua faccia da &#8220;questi sono malati&#8221; mi sembra abbastanza inequivocabile:</p>
<p><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156423679/"><img width="240" height="192" alt="0050" src="http://static.flickr.com/77/156423679_b3368c5b88_m.jpg" /></a></p>
<p>Il Geonav ha un adattatore dal suo connettore ad ethernet, peccato che non sia un cavo cross, e che noi non avessimo con noi un adattatore cross, nÃ¨ uno switch o qualcosa che ci risolvesse la situazione. Che fai, vai a letto? chiaro che no. Abbiamo raccolto tutto quello che ci poteva essere utile per stabilire una connessione con il super GPS: una forbice non tanto affilata, una lama a seghetto, una lama affilata, un normale cavo ethernet, del nastro isolante, ruhm e cocacola<br />
<a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156423681/"><img width="240" height="120" alt="0060" src="http://static.flickr.com/49/156423681_538fc1bde6_m.jpg" /></a> <a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156426687/"><img width="240" height="72" alt="0080" src="http://static.flickr.com/78/156426687_7b8f9371eb_m.jpg" /></a> <a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156423682/"><img width="240" height="211" alt="0070" src="http://static.flickr.com/48/156423682_d974494a61_m.jpg" /></a> <a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156426701/"><img width="180" height="240" alt="085" src="http://static.flickr.com/59/156426701_4ebe6eed28_m.jpg" /></a></p>
<p>L&#8217;idea iniziale era di tagliare un cavo ethernet che fortunatamente Christopher aveva in borsa e fissare i fili spellati ai contatti del connettore RJ45 del cavo del Geonav</p>
<p><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156426710/"><img width="228" height="240" alt="0090" src="http://static.flickr.com/61/156426710_2dff3d3cc8_m.jpg" /></a><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156452638/"><img width="240" height="215" alt="0100" src="http://static.flickr.com/46/156452638_994241592c_m.jpg" /></a></p>
<p>Luba nutriva dei dubbi abbastanza seri riguardo la praticabilitÃ  dell&#8217;approccio,</p>
<p><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156452640/"><img width="240" height="180" alt="0110" src="http://static.flickr.com/64/156452640_f1cf43d783_m.jpg" /></a></p>
<p>e in effetti alla fine abboamo desistito. Ma non ci siamo dati per vinti! Riflettendo tra una sigaretta e un bicchiere di cocacola corretta abbiamo architettato un&#8217;altro approccio: mappare i contatti del Geonav con un rilevatore artigianale e con l&#8217;aiuto del cavo adattatore e fare contatto direttamente sulla spina del mostro, servendoci sempre dell&#8217;adattatore.<br />
<a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156452641/"><img width="240" height="180" alt="0170" src="http://static.flickr.com/78/156452641_2edf7db342_m.jpg" /></a><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156452646/"><img width="240" height="180" alt="0175" src="http://static.flickr.com/73/156452646_eea63a2ef2_m.jpg" /></a><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156426745/"><img width="240" height="180" alt="0180" src="http://static.flickr.com/48/156426745_4bba1356e1_m.jpg" /></a><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156430636/"><img width="240" height="223" alt="0190" src="http://static.flickr.com/50/156430636_c1398459a5_m.jpg" /></a><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156430642/"><img width="240" height="165" alt="0200" src="http://static.flickr.com/68/156430642_d9a8848f56_m.jpg" /></a><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156430643/"><img width="176" height="240" alt="0210" src="http://static.flickr.com/68/156430643_7c60b0d2c2_m.jpg" /></a></p>
<p>Fatta! non ci resta che attaccare il cavo artigianale al portatile, verificare se c&#8217;Ã¨ il link e vedere come parla questo coso GPS&#8230;</p>
<p><a title="Photo Sharing" href="http://www.flickr.com/photos/dido/156452649/"><img width="240" height="180" alt="0220" src="http://static.flickr.com/77/156452649_3405bc6af4_m.jpg" /></a></p>
<p>Peccato che il portatile si sia scaricato!!!</p>
<p>La prossima volta si riprova, ma ci portiamo appresso anche uno switch&#8230; sai mai&#8230; <img src='http://dido.nonpenso.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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