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Archive for the ‘musica’ Category

Quest’anno lo vince un duo: Ernesto Assante e Gino Castaldo

LAST NITE PARTY Sabato 7 Novembre @ VINILE, Rosà (VI)

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Il set completo su Flickr

Quando ho saputo che il grande Marcus Miller passerà in italia tra non molto per alcune date è scattata una molla nella testa e dalle casse del computer, dallo stereo e dalle cuffie ha cominciato a uscire solo lui.

Ma mancava qualcosa, mancava il capolavoro creato una magica notte di qualche anno addietro Parigi, con Michel Petrucciani e altri grandissimi musicisti (Bireli Lagrene, Kenny Garrett e Lenny White): Dreyfus Night In Paris.

Dreyfus Night In Paris

Dreyfus Night In Paris

Subito comprato online, mentre aspettavo di finire di scaricarlo mi sono messo a cercare qualche commento, qualche recensione, qualche video. Poca fortuna per questi ultimi, ma per i commenti invece una notevole chicca, ho trovato un bel commento di tale “Zeph” su ciao.it che ho pensato fosse un delitto non condividere:

Mi piace pensare che Marcus Miller, Michel Petrucciani, Bireli Lagrene, Kenny Garrett e Lenny White si siano incontrati quasi per caso in un bistrot di Parigi e dopo una rapida occhiata di intesa si siano messi a suonare sul piccolo palco del locale, lasciato per un momento vuoto dalla mediocre jazz band di turno.
In realtà l’incontro tra Superman e l’Uomo di Cristallo deve aver avuto una preparazione fuori dal comune: non capita tutti i giorni che i mostri sacri del jazz del calibro di Marcus e Michel si incontrino per farsi una suonatina live, a Parigi poi.

Marcus Miller nasce a New York nel 1959, il 14 giugno.
Famiglia di musicisti, è facile avvicinarsi al clarinetto, essere ammessi alla Music and Art High School of NY; strano a dirsi ma fu niente meno che un video dei Jackson Five (quando Michael era ancora nero e ricciolino e cantava coi fratelli) che gli presenta il basso elettrico, all’inizio un gioco, un diversivo tra un esercizio e l’altro col clarino. A diciassette anni la prima tournee, poi l’incisione, poi un’altra, le collaborazioni… ciao clarino, il suo strumento è il basso, il suo dio è Jaco, il suo amico è Miles. E dopo un Grammy, i succcesi e il nomignolo “Superman” dovuto alla sua straordinaria tecnica, con padri e le madri del jazz sempre nel cuore, se ne va girando coi suoi bassi, il sax, il vecchio clarino, tanti spartiti per comporre: porta in giro la sua musica, perchè qualsiasi grande pezzo decida di interpretare, nel momento in cui lo suona è suo, inconfondibilmente suo.

Michel Petrucciani nasce a Orange nel 1962, il 28 dicembre.
Famiglia di musicisti, è facile avvicinarsi al piano. E non è l’ennesimo caso di condizionamento familiare. Non ci è dato sapere se la musica ce la avesse scritta nel DNA; sicuramente nel suo codice genetico c’era scritto “osteogenesi imperfetta”. Michel aveva le ossa fragili come il cristallo e un bambino di cristallo o lo metti in vetrina o lo fai sedere al pianoforte, cristallo fra i cristalli della musica classica. Mi piace pensare al timore del padre, chitarrista jazz, quando si accorse che le dita di cristallo di Michel iniziavano ad arrampicarsi su ripide scale jazz, quasi che la frenesia, la passione, la fisicità di tale musica potessero mandarle in pezzi. Ma non successe mai. Il jazz e l’uomo di cristallo divennero un tutt’uno e non si capiva se fosse la musica a glorificare il piccolo, piccolissimo pianista o viceversa. La sua pluripremiata carriera pianistica iniziata a quindici anni si chiuse nel 1999 quando l’Uomo di Cristallo fu sepolto al Pere Lachaise di Parigi. E davvero il tocco di quelle dita di cristallo rimane unico, inconfondibilmente suo.

Inconfondibili Marcus e Michel, questo è ciò che hanno in comune. Ad immaginarli a suonare insieme, quando con il cd tra le mani ringraziavo la meravigliosa persona che me lo regalava, mi venivano in mente mitologiche scene di lotte tra titani e mi chiedevo: come possono due solisti condividere lo stesso palco? Ebbene, possono. Il timore che un basso e piano solista si facessero la guerra risulta essere fondato, ma estremamente piacevole. I due strumenti si corteggiano per tutta la durata dei tre lunghi brani, si avvicinano e si allontanano, si prevaricano, si fondono su uno sfondo piacevolmente invadente di musicisti eccezionali che splendono con sax (Garrett), batteria (White), chitarra (Lagrene).

In “Tutu”, brano d’apertura, Miller impone il suo groove, stravolgendo e triplicando la versione di Davis e portandosi dietro tutta la band. Il pezzo risulterebbe fin troppo aggressivo se non fosse pennellato in punti strategici da Petrucciani.

“The King is Gone” è il pezzo degli assoli. Al primo ascolto, l’attenzione rapita dalle prodezze dei protagonisti è con forza richiamata sullo straordinario valore di Lagrene, Garrett e White: non sono di certo gli ultimi arrivati e non sono certo lì a fare da mero accompagnamento. Favolosa la chiusura di Garrett.

Il cd si chiude con “Looking Up”. Petrucciani, che non si è certo risparmiato fino ad ora, esplode. Il suo classico, rinasce a nuova vita con i virtuosismi di tapping e slapping di Miller, nonchè con le variazioni del sax di Garrett. Dopo di che è un susseguirsi di cambiamenti di fronti e armonie, fino a sfociare nel funk più puro che Miller può imprimere al pezzo. La chiusura è in punta di piedi, quasi nostalgica di chi non vorrebbe smettere di suonare e mentre ancora la vibrazione di quel tripudio di note è nell’aria la voce francese di Michel Petrucciani ringrazia uno ad uno i suoi compagni di avventura.

La playlist è più che mai unica e irripetibile. Nè prima nè dopo il 7 luglio 1997, data del concerto, i musicisti eseguiranno di nuovo queste canzoni e pensarci dopo una lunga maratona musicale lascia un po’ attoniti. Dreyfus Night in Paris rappresenta percià la preziosa testimonianza di un incontro di mostri sacri.

Duole dirlo, ma se non li conosci li eviti. Una tracklist di tre brani da diciassette minuti ciascuno spaventa anche il più volenteroso degli esploratori musicali.
Le strade sono due: assumere Dreyfus Night a piccole dosi, gustandone pian piano ogni sfumatura o lasciarsi stordire totalmente, tutto in una volta. In entrambi i casi il risultato è semplicemente magnifico.

Io consiglio la seconda: lasciarsi stordire totalmente, tutto in una volta. E poi ancora una volta, e un’altra…