Ci ho perso almeno un paio d’ore: capire come mai arrivo a quell’host ma non mi risponde la porta https. Sarà un firewall? controllo e non c’è nulla; controllo tutto ma nulla; controllo il percorso che faccio per arrivare ed è tutto normale. Il firewall che attraverso lo posso controllare: mi procuro le credenziali, perdo un sacco di tempo a controllare quelle regole. Non mi blocca.
Ricontrollo l’host, qualcosa mi blocca e lo devo trovare! Sfodero hping, vedo che effettivamente il firewall lo passo, sembra proprio che ci sia un firewall su quella macchina. Una Debian Sarge, cosa vuoi che ci sia? netfilter non è neppure installato. Non vorrai mica… no, non può essere… ci sarà mica…
xxx:~# ipchains -L
Chain input (policy ACCEPT):
target prot opt source destination ports
ACCEPT tcp —— xxx.xxx.xxx.xxx xxx.xxx.xxx.xxx any -> https
[…]
Eh sì. Pensavo ipchains fosse una tecnologia morta e sepolta, e invece..
Andavo ancora alle superiori. Un mio amico aveva iniziato l’università e aveva appena fatto un esame di elettronica. Io ero molto incuriosito dal suo libro di testo e me lo feci prestare. Ci misi un bel quarto d’ora a convincerlo, ma alla fine avevo quel bel librone tra le mani e cominciai a curiosare tra le pagine.
Poi salii in autobus per tornare a casa, il viaggio a quell’ora durava una buona mezzora e allora mi sedetti comodo, continuai a curiosare tra le pagine del libro e.. “ma non è la mia strada questa! Oh cavolo! ho sbagliato autobus!”
Scesi al volo (quasi letteralmente) e cominciai a pensare cosa fare per tornare a casa prima di sera quando mi accorsi che … “il libro! dove ho messo il libro! noooo!!! l’ho lasciato sull’autobus!”. Non glielo potevo ricomprare nuovo (squattrinato com’ero..) e poi il mio amico mi aveva prestato quel libro, non un libro. La cosa si faceva complicata soprattutto perché quell’autobus non si limitava a gironzolare per la città, ma era una linea extraurbana. Da Padova arrivava a Bassano, e io ero a piedi. “Devo recuperarlo ad ogni costo, devo inventarmi qualcosa, devo rintracciare quell’autobus”… e come fosse la cosa più naturale del mondo mi piazzai in mezzo alla strada, gambe e braccia aperte, e fermai un camion.
L’autista era un ragazzo giovane e non si risparmiò una valanga di insulti. Poi però forse scorse la scintilla della pazzia nei miei occhi e mi fece salire. Gli spiegai la questione e gli dissi che o mi accompagnava lui o sarei andato a piedi. Lui con la radio sentì qualche collega, si informò sul tragitto dell’autobus e si lanciò all’inseguimento. Accorciammo la strada sfruttando qualche scorciatoia e qualche decina di infrazioni al codice della strada, ma trovammo l’autobus, lo superammo e alla prima fermata lo bloccammo. Io salii, trovai il libro e tutto contento chiamai a casa per farmi venire a prendere dal babbo. Il babbo non capì bene cosa ci facessi lì, ma quando mi vide con il libro stretto al petto e lo sguardo di uno che ha appena salvato il mondo dall’estinzione fece finta di capire e mi riportò a casa senza tante storie.
Il giorno dopo riconsegnai il libro al mio amico, tralasciando di raccontargli la storia del pomeriggio precedente.
Ecco. Il prestito di un libro è un atto sacro. Va restituito. Sempre e subito.
Quel che mi fa incazzare come una iena è che mi sono appena avvicinato alla libreria per prendere un libro che mi serviva e non c’era! l’ho prestato a qualcuno ma non ricordo a chi. E’ un libro su Smalltalk. Un inutile libro su Smalltalk, ma mi era venuta una curiosità e volevo cercare un’informazione contenuta in quello stramaledetto inutile libro su Smalltalk.
Ma tu sai di avere il mio libro su Smalltalk. Tu ce l’hai e non me lo restituisci. Sapevi che prima o poi mi sarei dimenticato di avertelo prestato e te lo sei tenuto. Sei un bastardo! ti odio!
E per colpa tua non presterò più a nessuno un libro. Mai più.