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	<title>il blog del dido</title>
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	<description>curiosity killed the cat</description>
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		<title>La Corruzione</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 18:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[citazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Dallo spettacolo &#8220;Antonio Fogazzaro. Il linguaggio dell&#8217;anima&#8221; di Guido Rebustello con Toni Andreetta realizzato in occasione del centenario della morte 1911-2011. Il lavoro è stato allestito in forma di conferenza immaginaria tenuta dalla stesso Fogazzaro. Guarda il video: Related posts: Fuss &#8230; <a href="http://dido.nonpenso.org/2012/03/19/la-corruzione/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dallo spettacolo &#8220;<em><strong><a title="Wikipedia: Antonio Fogazzaro" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Antonio_Fogazzaro">Antonio Fogazzaro</a>. Il linguaggio dell&#8217;anima</strong></em>&#8221; di Guido Rebustello con Toni Andreetta realizzato in occasione del centenario della morte 1911-2011. Il lavoro è stato allestito in forma di conferenza immaginaria tenuta dalla stesso Fogazzaro.</p>
<p>Guarda il <a title="Antonio Fogazzaro (la corruzione)" href="http://www.youtube.com/watch?v=-RE1uWJIdUU">video</a>:</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://dido.nonpenso.org/2012/03/19/la-corruzione/"><img src="http://img.youtube.com/vi/-RE1uWJIdUU/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://dido.nonpenso.org/2007/04/30/fuss-su-report-a-raitre/' rel='bookmark' title='Fuss su Report a RaiTre'>Fuss su Report a RaiTre</a></li>
<li><a href='http://dido.nonpenso.org/2011/06/04/referendum-12-e-13-giugno/' rel='bookmark' title='Referendum 12 e 13 Giugno'>Referendum 12 e 13 Giugno</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Croccante</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 00:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Croccante mi piace. È una parola onomatopeica. Un mattino croccante è un&#8217;esperienza meravigliosa. Il nero croccante è bellissimo. No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Croccante</em> mi piace. È una parola onomatopeica.</p>
<p>Un mattino <em>croccante</em> è un&#8217;esperienza meravigliosa.<br />
Il nero <em>croccante</em> è bellissimo.</p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Tra uomo e donna</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 18:27:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vera differenza tra uomo e donna è nelle uova. Domenica sera, apri il frigo e scopri che quelle tre uova domani scadono. Se sei una donna fai un dolce, se sei un uomo fai una frittata. No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vera differenza tra uomo e donna è nelle uova.</p>
<p>Domenica sera, apri il frigo e scopri che quelle tre uova domani scadono. Se sei una donna fai un dolce, se sei un uomo fai una frittata.</p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Merda</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 17:27:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piove, merda. La virgola è importante, come fa notare Gabriele su Facebook. Mi sono pure slogato malamente la caviglia destra che si sta gonfiando a vista d&#8217;occhio. La receptionist che mi ha visto zoppicare e probabilmente mi ha sentito imprecare &#8230; <a href="http://dido.nonpenso.org/2011/08/11/merda/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piove, merda.</p>
<p>La virgola è importante, come fa notare Gabriele su Facebook. Mi sono pure slogato malamente la caviglia destra che si sta gonfiando a vista d&#8217;occhio. La receptionist che mi ha visto zoppicare e probabilmente mi ha sentito imprecare mi fa accompagnare in camera da un inserviente che gentilissimo mi sorregge, dice che mi manderà qualcuno a controllare che non mi sia rotto qualcosa. Io intanto mi metto la pomata che provvidenzialmente ho portato con me.</p>
<p>Non faccio in tempo ad appisolarmi che arriva un inserviente che sembra un santone indiano, manca solo il turbante. Mi viene quasi da pensare ad uno scherzo. Lui si limita a palparmi la caviglia e a cercare con le dita gli ossicini, per vedere se sono ancora al loro posto, guarda il tubetto di pomata che ho usato e mi chiede &#8220;is it good for you?&#8221;, &#8220;Hope so&#8221; rispondo. &#8220;Ok, try to sleep&#8221; e se ne va.</p>
<p>Riposo forzato stamattina, confidiamo nel pomeriggio.</p>
<p>Try to sleep.</p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Attraverso</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 17:17:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Otto e cinquanta, binario due, treno per Zagabria. Arrivo con un certo anticipo e mi faccio un espresso al bar fuori dalla stazione, osservo il viavai di giovani turisti, zaino in spalla, vestiti stropicciati, facce assonnate. Compro una bottiglia d&#8217;acqua &#8230; <a href="http://dido.nonpenso.org/2011/08/11/attraverso/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Otto e cinquanta, binario due, treno per Zagabria.</p>
<p>Arrivo con un certo anticipo e mi faccio un espresso al bar fuori dalla stazione, osservo il viavai di giovani turisti, zaino in spalla, vestiti stropicciati, facce assonnate. Compro una bottiglia d&#8217;acqua da un litro, la signora alla biglietteria mi ha assicurato che sarei arrivato a mezzogiorno e mezzo, quindi evito panini e snack dall&#8217;aspetto improbabile, mangerò qualcosa di sano una volta arrivato nella capitale, tipo un&#8217;insalata di polipo. Pare che qui il polipo sia preso in seria considerazione, pure le guide lo consigliano, ed in effetti non delude mai.</p>
<p>Spalato pullula di giovani turisti di lingua tedesca, ed in effetti pure qui in stazione la situazione non cambia, sembra di essere in Germania, i croati sono decisamente la minoranza, e stamattina non ho incontrato ancora un italiano, in genere in questi giorni ne ho visti pochini. Al binario due non è ancora arrivato alcun treno, ma mi incuriosisce che al binario tre, stessa piattaforma, sia fermo un trenino di tre carrozze, mi incuriosisce e mi preoccupa un po&#8217; vedere che tutti salgono lì. Ednin effetti mostro il biglietto al capotreno che mi conferma che è il caso di salire, il treno sta partendo. In carrozza!</p>
<p>La mia vicina di posto, Iva, avrà sì e no vent&#8217;anni, vive a Zagabria ed è venuta a Spalato permtrovare i nonni, mi conferma che dovremmo arrivare per mezzogiorno e mezzo, ma non è sempre detto. Questa ultima affermazione mi innervosisce un po&#8217;, ma in fondo sono chissenefrega: sono in ferie! Dopo qualche chiacchiera interrotta da mille sms del suo ragazzo, la lascio dormire e mi metto a trascrivere un bel numero di pagine del mio libriccino, pronte per essere pubblicate appena trovo una connessione ad internet.</p>
<p>Il paesaggio che vediamo dal finestrino è molto bello, attraversiamo colline ancora verdi e incontaminate nel primo entroterra non lontano dal mare, non ci abbandoneranno per diverse ore. Rarissimi paeselli, qualche casa isolata, un gregge di pecore, o capre, nessuna fabbrica, pochissime strade.</p>
<p>Tra la scrittura, qualche breve pisolino, qualche chiacchiera con Iva che ogni tanto si sveglia, non presto molta attenzione a qual che passa fuori, ma il paesaggio non mi sembra cambiare granché. Iva ha bisogno di spazio per dormire e continua a spingermi nel sonno. A parte queste piccole cose, il viaggio è lungo e noioso, ma finalmente arriva mezzogiorno, la mezza, l&#8217;una&#8230; Iva fa spallucce, &#8220;it happenz&#8221;, e usa il mio braccio come cuscino. &#8220;Shit happens&#8221; come mi ricorda spesso Christopher. </p>
<p>Alla stazione di Ogulin i tedeschi scendono in massa, si vede che c&#8217;è una coincidenza per la Grande Germania, anche se la stazione è veramente piccina, magari c&#8217;è un rave nelle vicinanze&#8230; Salgono un certo numero di autoctoni in compenso, e dopo una lunga pausa si riparte. Se lo sapevo mi fumavo una sigaretta. Il viaggio continua ad essere interminabile, passiamo per Karlovac, che evidentemente deve avere qualcosa a che fare con l&#8217;omonima birra molto diffusa da queste parti. Il trenino non supera i sessanta chilometri all&#8217;ora e comincio a pensare davvero che non arriveremo mai più.</p>
<p>Alla fine arriviamo alle 16:40. La piccola Iva si scura imbarazzata per avermi sbavato tutta la manica destra, fortuna che avevo una polo con maniche lunghe. Ci salutiamo augurando ci rispettivamente un sacco di cose belle e scendo. La stazione di Zagabria mi ricorda in qualche modo quella di Mestre, ma è molto più piccola. Il cielo copre la città con una cappa grigia minacciosa, l&#8217;aria è fredda, fossi in barca riparerei nel porto più vicino e ripasserei due volte le cime d&#8217;omeggio.</p>
<p>Davanti la stazione la città ti da il benvenuto con la statua di un tizio a cavallo alle cui spalle si apre un viale doppio con al centro dei magnifici giardini. Questa città mi piace già, prendo nota per la pianificazione dell&#8217;itinerario che farò domattina facendo colazione.</p>
<p>Con un panino sudicio in mano per calmare la fame mi metto in cammino cercando il mio hotel, che comunque non è molto lontano. Mi serve una bella doccia, magari un pisolino in un letto confortevole per raddrizzare la schiena torturata da sette ore su una poltrona scomoda con Iva poverina che mi limitava i movimenti, e poi fuori a vedere come vive questa città di notte! Purtroppo esco allora di cena e poco dopo comincia a piovigginare.mfaccio appena in tempo ad invertire la marcia e tornare all&#8217;hotel che la timida pioggerellina si trasforma in un arrogante aquazzone. Passerò la sera al bar dell&#8217;hotel in compagnia di un gruppo di spagnoli sorpresi come me dal maltempo. </p>
<p>Alle undici e mezza tutti in camera, la tv è inguardabile, voglia di scrivere non ne ho, e allora fumo l&#8217;ultima e spengo la luce, domani si parte presto.</p>
<p>La città mi aspetta.</p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Spalato, parlami!</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 20:58:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho bisogno di capire questa città. Quando visito una città per la prima volta, devo prima capirla, entrare in sintonia, coglierne il carattere, altrimenti giro a vuoto, mi annoio e non vedo l&#8217;ora di andarmene. Non posso nemmeno ripiegare su &#8230; <a href="http://dido.nonpenso.org/2011/08/09/spalato-parlami/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho bisogno di capire questa città.</p>
<p>Quando visito una città per la prima volta, devo prima capirla, entrare in sintonia, coglierne il carattere, altrimenti giro a vuoto, mi annoio e non vedo l&#8217;ora di andarmene. Non posso nemmeno ripiegare su chiese, mostre o musei, le code sono proibitive.</p>
<p>Devo comprarmi una guida, ma ancor più importante devo parlare con le persone, capire dove lavorano, come vivono, dove abitano, cosa amano fare.</p>
<p>Mi sveglio di buon&#8217;ora nonostante le ore piccole della notte precedente. Ho sempre pensato che se si va in vacanza per dormire e meglio starsene a casa, nulla è più comodo del proprio letto, e costa pure meno. Faccio colazione nella sala breakfast del Kastel e mi godo un po&#8217; la connessione ad internet wi-fi messa a disposizione dei clienti, controllo l&#8217;email, facebook, qualche news e poi attacco bottone con le cameriere che mi indicano qualche buona libreria in città. Faccio checkout e lascio il borsone in custodia, passo per l&#8217;ufficio del turismo vicino al palazzo di Diocleziano, dove mi rifilano l&#8217;ennesima cartina zeppa di crocette fatte a penna dall&#8217;annoiata funzionaria che mi indica hotel, librerie, agenzie, stazione, ecc. tutto assieme. Torno al Kastel per cercare su internet una camera per la notte, ma senza fortuna. Mi affido allora ad un&#8217;agenzia dove la sorte Tanja e le comari che le fanno compagnia sedute alle mie spalle cominciano a farmi capire un po&#8217; questa strana città rispondendo alle mie domande e raccontandomi di parenti e amici. Su loro consiglio lascio perdere l&#8217;idea di arrivare a Sarajevo, prenoto un paio di giorni a Zagabria e una comare chiama una sua amica che pare abbia un appartamento libero nella zona a ovest del centro. Ringrazio, abbraccio e bacio le mie nuove amiche e mi metto in marcia per la stazione, dove compro il biglietto per Zagabria. Poi recupero il borsone, prendo un taxi e mi faccio un giro panoramico. I tassisti diventano nervosi se non gli dai una meta, allora gli indico sulla cartina dove ho l&#8217;appartamento ed con il dito gli descrivo un ampio arco attorno al centro, gli mostro i soldi e si parte.</p>
<p>Fuori dalle mure scopro una città dalle mille facce, grandi viali e piccole stradine, tunnel, vie alberate e altre dove si vede solo cemento, palazzi ben conservati molto più moderni dei palazzi romani e veneziani della città vecchia, piazze, monumenti moderni in ferro, ma anche strade sporche poco raccomandabili, palazzi fatiscenti, degrado. Tutto nella norma insomma.</p>
<p>La nuova zona della città che mi ospiterà questa sera è molto caratteristica, stradine strette in salita che zigzagano tra le case, negozi, bar sport, ristorantini, qua e la appartamenti per turisti che in realtà sono un piano della casa dei proprietari. La mia proprietaria parla solo croato e allora ci capiamo a gesti. L&#8217;appartamento è grande, per quattro persone, c&#8217;è la cucina, il bidet e la lavatrice. E l&#8217;aria condizionata per fortuna.</p>
<p>Il resto del giorno lo trascorro girando più o meno a caso, parlando con i ristoratori, con i baristi, i librai, persino con uno spazzino. Bevo il caffè con il parroco di una chiesetta incastrata tra le case in centro che mi racconta come i seminaristi nel periodo della Serenissima venissero a studiare a Padova.</p>
<p>Non resta che trovare dove consumare la cena d&#8217;addio per accomiatarmi da questa strana città che ha cominciato a parlarmi. Scelgo il Perun, un ristorantino incastrato tra le case su un terrazzato vicino a dove dormo, i muri esterni in pietra sono adornati di quadri e un granchio in rame troneggia al centro della parete grande. Un grande albero sovrasta i commensali che parlano tra loro tra un tavolo e l&#8217;altro. È esattamente il che cercavo, la musica diffusa nell&#8217;aria ricorda nelle melodie i canti di natale e la trovo perfetta. Mikela la cameriera mora, appena ha un minuto si siede al mio tavolo e mi chiede cosa scrivo. Le racconto sapendo di mentire che sono uno scrittore. Sto scrivendo un libro su un viaggio e che scriverò anche di lei. Si diverte a guardare le foto che ho scattato in città e mi offre un paio di bicchieri di pelinkovac.</p>
<p>Arrivederci Spalato, è stato un piacere. Domani si parte per Zagabria.</p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Spalato</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 18:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono poche regole per viaggiare bene, poche ma sane. Primo, viaggiare leggeri. Ci sono quasi riuscito, la borsa con la roba da barca l&#8217;ho lasciata su Alizé, mi trascino dietro un borsone a tracolla con i vestiti che sarebbe &#8230; <a href="http://dido.nonpenso.org/2011/08/09/spalato/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono poche regole per viaggiare bene, poche ma sane.</p>
<p>Primo, viaggiare leggeri. Ci sono quasi riuscito, la borsa con la roba da barca l&#8217;ho lasciata su Alizé, mi trascino dietro un borsone a tracolla con i vestiti che sarebbe perfetto se non ci avessi aggiunto circa quattro kili tra reflex, iPad, portatile e cavetteria varia. Quel cavolo di portatile è talmente piccino e bellino che finisco sempre per portarmelo dietro, ma sono circa due kili che potevo risparmiarmi. </p>
<p>Evito quasi sempre di comprare souvenir, che pesano, fanno volume, costano soldi e sono delicati, poi va a finire che aspettando il treno mi siedo sulla borsa e porto a casa solo i cocci. Ma in libreria non ho saputo resistere ad una tshirt di Diocleziano con scritto &#8220;I&#8217;m The emperor of The world&#8221;. Bellissima.</p>
<p>Altra regola: mai di Domenica. Troverai chiuso l&#8217;ufficio per il turismo, chiusi i negozi non per turisti e una buona parte di quelli spennaturisti, non riuscirai a comprati una fondamentale guida Lonely Planet, sarà pieno di gente ovunque, gli hotel e gli ostelli saranno sold-out. E infatti è così anche stavolta, mannaggià a me. In realtà avevo previsto di rimanere in barca anche domenica e partire lunedì, ma è andata così, amen. Corollario: se puoi evita Agosto.</p>
<p>Faccio un breve sondaggio tra tassisti ed edicolanti ed individuo un pugno di alberghetti che potrebbero fare al caso mio, alla fine scelgo il Kastel 1700, molto molto carino, in centro ma un po&#8217; imbucato, la receptionist poi è bellissima, Ma non vuole venire a cena con me, il marito l&#8217;aspetta a casa, peccato. Hanno solo una suite e solo per una notte, alla fine riesco a farmi fare un sostanzioso sconto e pago meno di una comune stanza in un hotel a tre stelle in Italia. Sul mio fidato libriccino cancello la voce &#8220;Dormire&#8221; con unanlinea decisa. La suite poi è davvero bella, se tornerò a spalato voglio tornarci, vediam se riuscirò a pubblicare qualche foto.</p>
<p>Altra regola d&#8217;oro: mai mangiare pasta all&#8217;estero. Mi infilo in camera, faccio una gran doccia e  un riposino, scrivo qualche pagina e ben presto ai vano le dieci. Devo mangiare! Infilo il libriccino in tasca, la reflex a tracolla e scendo in strada. I bar ti danno solo da bere e qualche patatina, i ristorantini incastrati tra le stradine dentro le mura sono pienissimi, i baracchini fastfood meglio di no, e allora torno in piazza sotto casa e mi siedo al mega ristorante tourist-trap che sembra di esser in piazza San Marco a Venezia, sia quel che sia, io ho fame. Mentre aspetto il cameriere apro il libriccino e mi metto a scrivere, tanto che quando poi arriva mi trova impreparato. Guardo attorno a me e vedo due persone a due diversi tavoli che mangiano le tagliatelle verdi ai frutti di mare,mèche continuo a trovare in bella vista in ogni mnu che apro, avete vinto voi, cedo alla curiosità e le ordino. E invece sono buonissime! Pasta cotta alla perfezione leggermente al dente, frutti di mare freschissimi e di prima scelta. Poi ordino un filetto di tonno appena scottato con pomodorini secchi su un letto di misticanza. Da leccarsi i baffi, hanno pure un olio d&#8217;oliva molto buono. Evito il vino, prendo il caffé, la cosa mi costa al cambio circa 35 euro, ma li vale tutti.</p>
<p>Poi mi metto in marcia a caccia di cose da fotografare e di qualche locale dove passare la serata. Giro in lungo e in largo il quadrato racchiuso dalle mura romane perfettamente conservate, rimango rapito dal palazzo di Diocleziano che mi so staglia davanti quando esco dalle gallerie sotterrane del Podrum, roba da rimanere senza fiato. Fotografo questo e quello ma cerco di evitare le persone, dato che non mi sembrano ben disposte, peccato.</p>
<p>Poi comincio ad andare per locali per vedere di socializzare un po&#8217;, evitando accuratamente rumorosi italiani e mercenarie del sesso. Ma ho poca fortuna, sarà che è domenica, sarà che sono italiano e loro croati e di solito Nocci accolgono a braccia aperte, sarà che la reflex mi inquadra troppo come turista, boh.  </p>
<p>Verso le tre ritengo compiuta la mia missione, e poi mi sono passato tutti i locali del centro, me ne torno a letto.</p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Borsa in spalla e pedalare</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 18:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[So che c&#8217;è un bus per Spalato, ma dove? Chiedo all&#8217;amica cameriera bionda del ristorante che mi indica la strada. Il trentasette porta a Spalato se va a est, Trogir se invece dirige ad Ovest. Ma io dove voglio andare? &#8230; <a href="http://dido.nonpenso.org/2011/08/09/borsa-in-spalla-e-pedalare/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>So che c&#8217;è un bus per Spalato, ma dove?</p>
<p>Chiedo all&#8217;amica cameriera bionda del ristorante che mi indica la strada. Il trentasette porta a Spalato se va a est, Trogir se invece dirige ad Ovest.<br />
Ma io dove voglio andare? Decido di affidarmi alla sorte e prendere il primo che arriva. La signora Fortuna decide per me e dalla sua borsa estrae un biglietto per Spalato. Salgo, è un caldo soffocante, etrovo posto in piedi e mi appoggio al finestrino. Osservo brevemente i passeggeri, tutti indaffarati a pensare ai fatti loro, mi soffermo a guardare una ragazza sulla trentina, mediamente carina, un vestitino molto sexy bianco decorato con motivi floreali che non mostra nulla ma racconta molte cose, la pelle leggermente perlata dal sudore, ma poi vedo la caviglia, enorme!, e perdo subito di interesse. Io indosso gli short rossi parte della divisa della barca, scarpe bianche, camicia di lino bianco con una bella patacca d&#8217;olio all&#8217;altezza dello sterno. Maledizione!</p>
<p>Nel 1993 feci quella che forse è ancora la vacanza più bella della mia vita. Avevo diciannove anni, ero con i miei amici e andavo a Malta per passare una ventina di giorni indimenticabili e ancora indimenticati. Prendemmo un treno lunghissimo eq io all&#8217;ora di pranzo macchiai subito la mia maglietta bianca in una bella macchia di sugo all&#8217;altezza dello sterno. Sull&#8217;autobus per spalato mi esce un sorriso e decido che quella patacca mi porterà fortuna. I miei amici oggi non sono qui con me, ma quella patacca me li riporta molto, molto vicino. Mando loro un sms.</p>
<p>Il viaggio in bus è abbastanza breve, ma denso di stimoli. Spalato è una moderna città occidentale di mare, ma tra la campagna e la prima periferia ho rivisto la Jugoslavia che per la prima volta avevo incontrato sul finire degli anni ottanta, finire anche della sua storia. Poi le primemfabbriche, complessi industriali enormi ormai abbandonati come i grandi capannoni e le gigantesche gru blue della &#8220;Zeltezara Split&#8221; che abbiamo appena superato, poi i primi complessi legati al porto, man mano che entriamo in città incontriamo i grandi silos della chimica, i grandi piazzali della logistica dove gru e container sono buttati lì un po&#8217; disordinatamente dando una impressionengenerale di abbandono, non ho capito se legata al periodo estivo, alla domenica, o alla cessazione delle attività. Mi accorgo che stiamo finalmente entrando in città dalla presenza dei primi grossi semafori, i cartelli stradali che indicano la direzione per il centro a fianco di destinazioni lontane, le aiuole con l&#8217;era tagliata e una macchina della Policija con tre energumeni a fianco che controllano il traffico. Basta la loro presenza a convincere gli autisti delle macchine a fare i bravi. Poi arrivano i palazzi di una ventina di piani che si vedevano da lontano, tre gruppi di tre. Spesso gli amministratori civici piace legare il proprio nome ed il proprio ego a qualche grande opera, specie se questa diventa un emblema in città, tipo la porta d&#8217;entrata. Peccato che il più delle volte il risultato sia così brutto che tutti poi negli anni a venire malediranno il nome dell&#8217;ideatore anziché esaltarlo. Gli esempi nel mondo contemporaneo non mancano di certo, e questi nove palazzi non sono da meno, Sono finiti i tempi di Diocleziano! E poi lui se l&#8217;opera finita non gli piaceva, la faceva immediatamente abbattere.</p>
<p>Il centro si avvicina con i primi negozi monomarca: diesel, camper, e con abbondanti spazi verdi ben curati. Fine corsa, arriviamo in un piazzale anonimo ed il bus si ferma. Non ci sono indicazioni, gli altri passeggeri scappano verso le loro destinazioni come topi in una nave che sta imbarcando acqua e ben presto mi trovo da solo. E ora? Mangiare, dormire, posare questo cavolo di borsa che mi spacca le spalle e mi fa sudare. Ma dove? In una città marittima il centro non può essere tanto lontano dal mare e a Spalato il mare èq a sud.</p>
<p>Borsa in spalla, un occhio al sole e in marcia verso sud. Speriamo bene.</p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Solo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 18:54:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica, reinizia la settimana. La marina si svuota. L&#8217;effetto è un po&#8217; quello di un onda che frange sul bagnasciuga (sabato) e poi lentamente si ritira, vedi l&#8217;acqua che dalla sabbia ritorna al mare e in pochi secondi anche le &#8230; <a href="http://dido.nonpenso.org/2011/08/09/solo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica, reinizia la settimana.</p>
<p>La marina si svuota. L&#8217;effetto è un po&#8217; quello di un onda che frange sul bagnasciuga (sabato) e poi lentamente si ritira, vedi l&#8217;acqua che dalla sabbia ritorna al mare e in pochi secondi anche le ultime tracce si assorbono. La spiaggia rimane così, vuota, in attesa della prossima onda.</p>
<p>Mentre la marina si prosciuga, io e il comandante Pino finiamo gli ultimi lavori di pulizia, la barca è tornata ad essere un vero gioiello, addirittura risplende. Io allora parto e vado a far carte.</p>
<p>In Croazia il rito delle carte è assolutamente importante, devi pagare una tassa quando entri, devi denunciare la crea list alle autorità competenti,  e poi quando torni in Italia, devi ripassare a salutare e far ancora carte, pena multe salatissime, fino anche al sequestro della barca. C&#8217;è poi la necessità di annotare le generalità delle persone che si imbarcano direttamente in Croazia e cancellarle quando sbarcano, ovviamente ognuna di queste operazioni va vidimata e timbrata da un apposito funzionario. Cerca l&#8217;ufficio, fai la coda sotto il sole, compila un pacco di carte.. Duepalle!</p>
<p>In posti come Novigrad dove ormai ci conoscono e noi siamo sempre molto gentili in ufficio e generosi al bar, le cose filano liscio e iqn pochi minuti ce la caviamo, in alltri posti trovano gusto a metterti i bastoni tra le ruote. Qui per esempio dovrebbe venire Ornella, l&#8217;armatrice, a far carte, ma lei non è ancora arrivata e l&#8217;ufficio alle undici chiude, bisognerebbe rimanere fermi fino a domani e pagare un altro giorno il marina, no grazie, vado io che sono il nipote, vediamo se si riesce lo stesso. Torna in effetti comoda la mia vecchia ma efficace tecnica di ubriacatura di parole e parto a raffica in inglese a raccontare al povero funzionario unanvalanga di particolari insignificanti, tutti quelli che riesco a farmi venire in mente (e quando serve ho molta fantasia!) fino a che limone grande, grosso e sudato non si alza con le mani protese in avanti, i palmi verso di me come per respingermi e mi dice con voce agitata &#8220;stop! Stop talking! You are Ornella, ok?&#8221; e dopo una breve pausa si risiede, sfodera il suo migliore sorriso era mi dice &#8220;Good morning miss Ornella, how can I help you?&#8221; io con fare civettuolo sfodero il mio sorriso, mi passo unanmano tra i capelli dietro la nuca e rispondo &#8220;Good morning sir!&#8221; e gli passo il pacco di carte. E con questomteatrino in cinque minuti compiliamo tutto. Walter è ancora lì che ride da quando gliel&#8217;ho raccontato&#8230;</p>
<p>Poi arrivano i nostri nuovi ospiti, una famiglia toscana con due belle figlie ventenni, i loro rispettivi ragazzi, mamma e papà. Il ragazzi sembrano tutti simpatici, sono giovani e belli. Mamma è anch&#8217;essa molto bella, elegante, dai modi delicati, la voce tranquilla, ha sempre il sorriso. Babbo lavora a Milano, direttore editoriale di un grosso gruppo che conosco bene, conosce il mondo, dev&#8217;essere una bella compagnia. Vedrai che troveranno pure bel vento!</p>
<p>Mi dispiace molto lasciarli, ma dopo un pranzo leggero tutti assieme, loro mollano gli ormeggi, io sul pontile con la sacca accanto ai piedi li saluto e li vedo allontanarsi. Non prenderò il traghetto Spalato-Ancona, banalmente perché non c&#8217;è posto. Voglio tornare via terra, con calma, autobus o treno. Ne aprofitterò per fare un po&#8217; il turista, cosa che non mi capita di fare ormai da anni, chissà se mi ricordo come si fa&#8230; Vorrei visitare Sarajevo, ma è difficile arrivarci, dovrei passare per Zagabria o Dubrivnik, ma la seconda è sicuramente piena, impossibile trovare una camera, mentre Zagabria è ormai sulla strada di casa. Magari potrei cominciare da Trogir, che dicono tutti essere bellissima?</p>
<p>Intanto Alizé è uscita dal porto e si allontana, la sigaretta è finita. Carico la borsa in spalla e comincio la seconda parte del mio viaggio.</p>
<p>Da solo.</p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Terra!</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 18:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato è la fine e l&#8217;inizio. La società occidentale postindustriale del ventesimo e ventunesimo secolo ha bisogno di ritmo e cadenze, ha bisogno di far girare l&#8217;ingranaggio e sapere che la prossima settimana sarà uguale a quella appena terminata e &#8230; <a href="http://dido.nonpenso.org/2011/08/09/terra/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato è la fine e l&#8217;inizio.</p>
<p>La società occidentale postindustriale del ventesimo e ventunesimo secolo ha bisogno di ritmo e cadenze, ha bisogno di far girare l&#8217;ingranaggio e sapere che la prossima settimana sarà uguale a quella appena terminata e non ci saranno sorprese.</p>
<p>Il sabato è il cardine naturale di questo meccanismo: il venerdì si finisce di lavorare e sabato inizia il riposo. Giorno di riti pagani come il &#8220;sabatosera&#8221;, la spesa della settimana, fuori a cena, la sbronza. Sabato si lava la macchina. Per i riti collettivi come la messa, il pranzo in famiglia, la partita, per quelli c&#8217;è la domenica.</p>
<p>D&#8217;estate poi il sabato scandisce il ritmo delle ferie, che iniziano sabato mattina in coda in autostrada e finiscono una, due, tre settimane dopo, sabato pomeriggio o sera, in coda in autostrada. Sabato si prende possesso dell&#8217;appartamento al mare, che il mattino di un altro sabato si riconsegna.</p>
<p>Sabato si riconsegna la barca charterizzata.</p>
<p>Poi solitamente arriva la squadra delle pulizie che in poche ore pulisce, ordina,,disinfetta, cambia la biancheria. Io e Pino invece no, facciamo tutto da soli, pulizie a fondo dentro e fuori, a cominciare dai bagni, poi i frigoriferi, le cabine, ecc.</p>
<p>I nostri ospiti sono scesi e si sono portati con loro tutte le loro cose, forse anche qualcosa della barca, ma questo succede sempre. Stavolta sono spariti alcuni prodotti per la pulizia. Di solito le bottiglie aperte rimangono in frigo, ma stavolta no. I bimbi hanno dimenticato i braccioli e l&#8217;apparecchio per i denti, ma anche questo è quasi normale, glieli faremo riavere una volta tornati a casa.</p>
<p>Le pulizie del sabato ti ricordano anche che fare lo skipper non è quel lavoro da cartolina che sembra. L&#8217;altro giorno ero in baia a Lastovo, ero stravaccato in pozzetto in costume e ho chiamato mio fratello per sentire come stava. &#8220;sono in ufficio&#8221; mi ha detto, &#8220;anche io&#8221; ho risposto, poi ho allontanato il telefono dall&#8217;orecchio per non sentire gli insulti. Però noi si lavora quattordici, sedici ore al giorno, lavoro fisico ma anche psicologico, hai mediamente dalle quattro alle otto persone da gestire che a volte vorrebbero anche essere servite. E non puoi sbagliare mai, perché ne va della vita delle persone, che tendono naturalmente a cacciassi nei guai, del buon stato della barca, e poi un passaparola negativo è in grado di stroncati la carriera nel giro di una stagione. Dieci anni fa si guadagnava bene, raccontano i vecchi del mestiere, anche sessanta o ottanta milioni all&#8217;anno se eri bravo, oggi sei molto molto fortunato se arrivi  a meno della metà. E poindevi pagare il paesino della barca, il mutuo di casa, magari mantenere un paio di figli e spesso capita chèque tu debba anche pagare gli alimenti ad una moglie che stanca dia aspettarti a casa è diventata la tua ex moglie. E lavori quattro mesi l&#8217;anno. Certo sopravvivere o fare il saldatore in fabbrica per otto ore al giorno con trentadue giorni di ferie sono un&#8217;altra cosa, ma comunque non sono sempre rose e fiori.</p>
<p>Però oggi è sabato, si incontrano gli amici in banchina, gli altri skipper che rientrano anche loro con le loro barche. Noi abbiamo ritrovato Walter e Stefano, ci siamo prestati e scambiati attrezzatura e consigli riguardo le novità trovate in giro per le isole quest&#8217;anno, ci siamo bevuti grandi birre ghiacciate e mangiato grandi bistecche. Con Pino hanno programmato di muoversi in flotta la prossima settimana.</p>
<p>Io no. Io sbarco a terra e comincio a pensare a che giro fare per torna a casa.</p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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