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Prima di coricarmi stavo dando una distratta occhiata al disordinato flusso di notizie (aggregatore di feed) per rilassarmi e vedere cos’altro è successo nel mondo oltre alla tragedia del terremoto e la solita tragedia della politica nostrana. Il caso ha voluto affiancare e porgermi due notiziole che, messe assieme, danno un po’ il segno di questi tempi così freneticamente tecnologici, dal punto di vista di chi la tecnologia e la rete la vive, nonostante chi pretende di vendertela o chi crede di conoscerla e vuole normarla.

Luca De Biase, su ilsole24ore.com (grassetti miei)

Nella Rete c’è quello che siamo

Già, che cos’è internet? Un generatore di cultura o la conseguenza di una cultura? Descrivere la rete con un taglio netto, come si potrebbe fare con una lavatrice, è una tentazione grande quanto la sua complessità. Possiamo dirci soprattutto quello che non è: non è Google, non è Wikipedia, non è Facebook. Non è il web. Non è un mezzo di comunicazione. Non è la biblioteca di Babele. Non è nessuna delle metafore che sono state utilizzate per definirla in modo semplice e veloce. È nata nel 1969 per servire gli scienziati di diverse università americane, tutti conosciuti e culturalmente omogenei. Gente che pensava come Fermi a un mezzo di cui si sarebbero avvantaggiate tutte le scienze e tutti gli indirizzi di ricerca.

È evoluta in direzioni impreviste. Ma con una regola sempre chiara: è evoluta essenzialmente sulla scorta dell’iniziativa di chi ha visto in internet un’opportunità e ha tentato di coglierla. L’atteggiamento di chi è interessato alla rete, per il modo in cui è costruita, non è mai quello di subire quello che produce e giudicarlo: l’atteggiamento è quello di prendere in mano un progetto e realizzarlo. Per migliorare la situazione dal suo punto di vista. Perché la rete non è soltanto quello che è: è anche quello che si vorrebbe che fosse. Quello che critici o entusiasti sperano che diventi. E il bello è che niente impedisce a chiunque abbia un progetto in mente, di provare a realizzarlo.

Poi a ruota vedi che un gesto clamoroso come la decisione di Google di smetterla di assecondare le pulsioni censorie del regime cinese, scaturisce l’effetto più naturale, ma anche più inaspettato: “grazie” da parte del popolo cinese. Come sintetizza con eleganza Mantellini:

Fiori a Google in Cina
Mentre un po’ ovunque in rete si leggono commenti disincantati sulle “reali” ragioni dietro allo smarcamento di Google dal regime cinese, a Pechino c’è gente che, molto più semplicemente, lascia fiori di fronte alla sede di Google.

(… che poi ho notato che pure il Mantellini accosta le stesse due notizie, ma vabbé: si vede che vanno per forza assieme)

Questa è una conquista enorme per chi ogni giorno spende le proprie energie per diffondere il software libero e sostenere le libertà fondamentali nel vasto mondo digitale. Complimenti a tutti!

In Europa destra e sinistra per il software libero!

Un intergruppo  su “Nuovi Media, Software Libero e Società dell’Informazione Aperta” è stato costituito al Parlamento Europeo con il supporto d’un ampio spettro di gruppi politici (PPE, ALDE/ADLE e Verdi/ALE). I promotori del software libero April (FR) ed Associazione per il Software Libero (IT) accolgono con favore questa decisione che porta il Parlamento europeo ad aprirsi alla rivoluzione digitale.

Gli intergruppi sono spazi nei quali i Parlamentari Europei possono elaborare temi e dibattere senza limiti di appartenenza politica o di commissione di competenza. Per i promotori del software libero la creazione di questo intergruppo permette che questioni relative alla società dell’informazione, naturalmente trasversali, possano essere dibattute più ampiamente nel Parlamento Europeo.

“L’attenzione e l’impegno di molti Parlamentari Europei, primi fra tutti gli aderenti alla campagna “Free Software Pact”, ha reso possibile questo importante passo verso la costruzione di politiche che promuovono software libero, neutralità di Internet e libera circolazione della conoscenza per la realizzazione di una società dell’informazione aperta” ha detto Marco Ciurcina, presidente dell’Associazione per il Software Libero.

“Questo intergruppo dimostra che la consapevolezza dei Parlamentari Europei sui beni comuni digitali sta crescendo. Questo ci incoraggia a continuare a richiamare l’attenzione dei nostri rappresentanti grazie al Patto per il Software Libero” ha detto Benoît Sibaud, presidente di April. “Siamo più che mai intenzionati a supportare i Parlamentari Europei per aiutarli a far si che l’Unione Europea si apra alla rivoluzione digitale per il bene dei suoi cittadini”.

April e l’Associazione per il Software Libero invitano tutti i firmatari del Patto per il Software Libero, e più in generale tutti i Parlamentari Europei che vogliono supportare il Software Libero ed una società dell’informazione aperta ad unirsi a questo intergruppo.

BrunettaL’Associazione per il Software Libero pubblica una lettera aperta al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, in merito al alcune sue posizioni assunte sulla stampa alcuni giorni addietro. E fa una generosa offerta…

” [...] Condividendo il Suo proposito di realizzare importanti risparmi per il sistema scolastico e per la Pubblica Amministrazione, ci impegniamo a mettere a Sua disposizione licenze software per tutti i docenti e gli studenti italiani: sistema operativo, suite di produttività e molti altri software liberi sono a Sua completa disposizione in via definitiva e gratuita.

Sappiamo che questo potrebbe già esserLe sufficiente per considerare con favore la nostra proposta, ma non basta. Ci sono infatti molte altre ragioni che portano a consigliare di adottare Software Libero nel sistema scolastico. Crediamo innanzi tutto che la Scuola Pubblica debba formare cittadini, non consumatori. Che essa abbia oggi il compito di diffondere la cultura digitale, non quello di promuovere l’utilizzo di specifici prodotti.

Il testo integrale sul sito dell’Associazione.