So che c’è un bus per Spalato, ma dove?
Chiedo all’amica cameriera bionda del ristorante che mi indica la strada. Il trentasette porta a Spalato se va a est, Trogir se invece dirige ad Ovest.
Ma io dove voglio andare? Decido di affidarmi alla sorte e prendere il primo che arriva. La signora Fortuna decide per me e dalla sua borsa estrae un biglietto per Spalato. Salgo, è un caldo soffocante, etrovo posto in piedi e mi appoggio al finestrino. Osservo brevemente i passeggeri, tutti indaffarati a pensare ai fatti loro, mi soffermo a guardare una ragazza sulla trentina, mediamente carina, un vestitino molto sexy bianco decorato con motivi floreali che non mostra nulla ma racconta molte cose, la pelle leggermente perlata dal sudore, ma poi vedo la caviglia, enorme!, e perdo subito di interesse. Io indosso gli short rossi parte della divisa della barca, scarpe bianche, camicia di lino bianco con una bella patacca d’olio all’altezza dello sterno. Maledizione!
Nel 1993 feci quella che forse è ancora la vacanza più bella della mia vita. Avevo diciannove anni, ero con i miei amici e andavo a Malta per passare una ventina di giorni indimenticabili e ancora indimenticati. Prendemmo un treno lunghissimo eq io all’ora di pranzo macchiai subito la mia maglietta bianca in una bella macchia di sugo all’altezza dello sterno. Sull’autobus per spalato mi esce un sorriso e decido che quella patacca mi porterà fortuna. I miei amici oggi non sono qui con me, ma quella patacca me li riporta molto, molto vicino. Mando loro un sms.
Il viaggio in bus è abbastanza breve, ma denso di stimoli. Spalato è una moderna città occidentale di mare, ma tra la campagna e la prima periferia ho rivisto la Jugoslavia che per la prima volta avevo incontrato sul finire degli anni ottanta, finire anche della sua storia. Poi le primemfabbriche, complessi industriali enormi ormai abbandonati come i grandi capannoni e le gigantesche gru blue della “Zeltezara Split” che abbiamo appena superato, poi i primi complessi legati al porto, man mano che entriamo in città incontriamo i grandi silos della chimica, i grandi piazzali della logistica dove gru e container sono buttati lì un po’ disordinatamente dando una impressionengenerale di abbandono, non ho capito se legata al periodo estivo, alla domenica, o alla cessazione delle attività. Mi accorgo che stiamo finalmente entrando in città dalla presenza dei primi grossi semafori, i cartelli stradali che indicano la direzione per il centro a fianco di destinazioni lontane, le aiuole con l’era tagliata e una macchina della Policija con tre energumeni a fianco che controllano il traffico. Basta la loro presenza a convincere gli autisti delle macchine a fare i bravi. Poi arrivano i palazzi di una ventina di piani che si vedevano da lontano, tre gruppi di tre. Spesso gli amministratori civici piace legare il proprio nome ed il proprio ego a qualche grande opera, specie se questa diventa un emblema in città, tipo la porta d’entrata. Peccato che il più delle volte il risultato sia così brutto che tutti poi negli anni a venire malediranno il nome dell’ideatore anziché esaltarlo. Gli esempi nel mondo contemporaneo non mancano di certo, e questi nove palazzi non sono da meno, Sono finiti i tempi di Diocleziano! E poi lui se l’opera finita non gli piaceva, la faceva immediatamente abbattere.
Il centro si avvicina con i primi negozi monomarca: diesel, camper, e con abbondanti spazi verdi ben curati. Fine corsa, arriviamo in un piazzale anonimo ed il bus si ferma. Non ci sono indicazioni, gli altri passeggeri scappano verso le loro destinazioni come topi in una nave che sta imbarcando acqua e ben presto mi trovo da solo. E ora? Mangiare, dormire, posare questo cavolo di borsa che mi spacca le spalle e mi fa sudare. Ma dove? In una città marittima il centro non può essere tanto lontano dal mare e a Spalato il mare èq a sud.
Borsa in spalla, un occhio al sole e in marcia verso sud. Speriamo bene.