La navigazione verso Vis è tranquilla, il mare è piatto e il vento non si degna di farci visita, a parte qualche momento felice in cui in fretta e furia mettiamo a riva tutte le vele per mezzora o un’ora, ma poi tutto si sgonfia, mettiamo via tutta la tela e ripartiamo mogi con il motore (la vela diesel). Agosto è un mese pessimo, pare strano ma la maggior parte della volte o non c’è vento, o ce l’hai sul muso.
Arriviamo a Vis, i bambini, piccole pesti, sono nervosi e urge un bagno per calmarli. Ci fermiamo quindi a ovest del’isola, dove un gruppo di isolotti crea una meravigliosa piscina naturale, noi gettiamo l’ancora a Veli Budikovac e ci tuffiamo in acqua. I più grandi con pinne, maschera e boccaglio si immergono ed esplorano il fondale, sempre attenti ad osservare la fauna ittica che ormai li ossessiona. Marco pesca una bellissima Stella Marina, che ad oggi è l’unica cosa che abbiamo pescato. Le piccole pesti danno sfogo ai propri istinti animali sguazzando attorno alla barca e riuscendo a produrre urla e strepiti ad un livello di decibel tale, che in alcune città d’arte sarebbe sicuramente sanzionato.
Raccolte le nostre cose navighiamo lungo il lato sud dell’isola fino a Komiza, sperando di trovare un posto in marina o al gavitello, anche perché le scorte d’acqua cominciano a scarseggiare. Ma è tutto pieno: è arrivato in città il carrozzone del “Croatian Sailing Week”.
La CSW è un’organizzazione internazionale che raccoglie ragazzi da tutta europa, li sbatte su una ventina di barche a nolo e formano una flotta capitanata da un caicco che per una settimana gira per le acque dalmate. Partenza e ritorno a Marina Kastela vicino a Spalato.
Una flotta così numerosa di barche che si muovono assieme è come uno sciame di cavallette: dove arrivano loro prendono tutto, non c’è più posto e prosciugano tutte le risorse. Senza contare poi che un centinaio abbondante di ventenni in vacanza lontano da casa, sempre pieni di alcool e poco vestiti sono una bomba ad orologeria, quando si fermano da qualche parte trasformano il luogo in una discoteca all’aperto. Sono notevolmente molesti.
Noi ci fermiamo un po’ discosti, in acque abbastanza profonde dato che la baia è esposta a sud e soggetta ad una fastidiosa risacca. Poco male, gli ospiti scendono in paese col gommone per cena e al loro ritorno ripartiamo per Lastovo. Io e Pino ci fermiamo in barca, ci prepariamo una bella insalatona ricca, jun po’ di musica e quattro chiacchiere; ci riposiamo in attesa di ripartire la sera stessa.
La navigazione notturna è allo stesso tempo affascinante ed impegnatia. Per prima cosa infatti non si vede nulla. Si riesce a vedere la propria barca, si vedono le stelle e la luna – quando ci sono e il cielo non è coperto – si vedono la bussola e gli strumenti, le barche che incroci con le loro luci di via, i fari e i vari segnali di ogni tipo che incontri sono luci colorate fisse o lampeggianti secondo uno schema ben preciso che devi imparare a riconoscere ed interpretare. Altrimenti è meglio che te ne stia a letto a dormire comodamente e che tu parta domani. Il mare non perdona gli sciocchi.
Il buio poi sottrae alla vista quei riferimenti fissi come la linea dell’orizzonte, la costa, gli elementi dell’imbarcazione, tutto quello che crea un contesto visivo cui il cervello si abitua e che usa per capire cosa sta succedendo, cosa si muove, in che direzione, che velocità relativa assume. Insomma per capire cosa cavolo succede e perché tutto dondola. Di notte fai più fatica ad abituarti ai movimenti della barca, li percepisci amplificati, e se il tuo cervello non rimedia in qualche modo e alla svelta, il mal di mare è assicurato.
Poi di notte fa freddo, i bambini si lamentano, chi dorme vicino al motore, se ti tocca tenerlo acceso, si lamenta per il rumore. Insomma una rogna infinita. Però capita che devi recuperare tempo, magari perché hai perso tempo in qualche isola, o sei stato bloccato dal meteo sfavorevole e allora devi macinare miglia e anche la notte diventa preziosa.
E poi la notte è magica. Ricordo ancora le bocche spalancate e gli occhi lucidi degli amici che erano con me quando siamo entrati a Dubrovnik qualche anno fa di notte. La meravigliosa coreografia di stelle e luci del porto, sullo sfondo la città vecchia e i suoi colori, il ponte nuovo costruito all’imbocco del fiume che ti da il benvenuto e sotto il quale passi per arrivare al marina nuovo… poche cose sono più emozionanti.
Insomma partiamo.
Il copione è sempre lo stesso: a mezzanotte tutti fuori emozionati in pozzetto, ognumo si ripromette di aspettare lo spettacolo mozzafiato dell’alba, poi verso le due o le tre se ne vanno tutti al letto e restiamo fuori io e Pino. Io mi faccio il primo turno di sonno sulla panca in pozzetto, lui mi sveglia verso le sei e ci avvicendiamo. Il motore è spento per lasciar dormire gli altri e ci barcameniamo tra ore di bonaccia e altre di bel vento fresco. E l’alba però ce la cucchiamo noi.
Il resto della giornata prosegue tranquillo. Attracchiamo a Lastovo verso mezzigiorno alla banchina dell’hotel Solitudo, a nord della baia kremena. Bagnetti, pulizie, visita dell’isola in motorino, cena in terrazza con splendida vista sulla baia. Io e Pino facciamo un sacco di chiacchiere e progetti.
La giornata è finita, buonanotte ai suonatori.